“Non c’è niente di più bello di una persona che rinasce. Quando si rialza dopo una caduta, dopo una tempesta e ritorna più forte e bella di prima. Con qualche cicatrice nel cuore sotto la pelle, ma con la voglia di stravolgere il mondo anche solo con un sorriso”. (Anna Magnani)
Guarire le ferite del cuore e dell’anima è un processo molto più complesso e delicato di quanto non potrà mai essere guarire una ferita fisica.
Quando la vita ci mette di fronte ad avvenimenti dolorosi una delle prime cose che iniziamo a chiederci è quando torneremo a sorridere, quanto sarà lunga questa fase dolorosa in cui siamo precipitate e se torneremo mai ad essere quelle di una volta.
Con assoluta certezza ti posso dire che non torneremo ad essere la persona che eravamo, ogni avvenimento, bello o brutto che sia, tempra il nostro carattere e la persona che diventiamo giorno dopo giorno. Questo processo non è altro che la vita che ci dona l’immensa possibilità di evolvere, cambiare e crescere continuamente.
Lascia che ti racconti parte della filosofia giapponese riguardo al curare le ferite dell’anima!
In Giappone con il nome Kintsukuroi (o Kintsugi) viene chiamata l’arte di riparare ciò che è rotto. I maestri di quest’arte invece che buttare ciò che sfortunatamente si rompeva, avevano imparato a riparare questi oggetti per permettergli di rinascere ancora più belli, preziosi e ricchi di storia; se si rompeva un vaso, una ceramica o un qualsiasi altro oggetto, i maestri raccoglievano i cocci e li saldavano tra loro utilizzando l’oro. In questo modo ogni frattura invece che essere nascosta, veniva esaltata dalla bellezza dell’oro, rendendo appunto l’oggetto ancora più particolare e unico nel suo genere.
Questa filosofia con il tempo si è fusa con la psicologia occidentale, regalando una nuova visione rispetto a tutto quello che ci succede e alle ferite che ci contraddistinguono.
Come possiamo quindi curare le ferite dell’anima?
È importante sottolineare che ogni percorso psicologico/spirituale che aiuta a guarire da ciò che ci ha causato dolore è un processo che richiede del tempo, un tempo che può variare in base al tipo di ferita, ma anche da persona a persona.
Quello che fa la differenza nei processi di guarigione è il modo in cui decidiamo di prenderci cura di noi stesse e gli strumenti che scegliamo di utilizzare. Un po’ come quando ci ammaliamo, il nostro fisico risponde in base a come e con cosa lo curiamo e in base anche a quanto il nostro sistema immunitario è più o meno “attivo”.
Nel processo di guarigione è importante non nascondersi dal dolore, non cercare di minimizzarlo, allo stesso tempo cerchiamo anche di non sentirci in colpa per le emozioni e i sentimenti che ci ritroviamo a provare, sono del tutto normali e umani. Diamo ascolto al dolore, cerchiamo di viverlo in ogni sua sfaccettatura.
Cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto non la farà scomparire da un giorno all’altro, rimarrà sempre lì, pronta a ripresentarsi nel momento in cui lo risposteremo.
“È inutile ricoprire di terra le ferite psicologiche, bisogna farle respirare affinché possano cicatrizzare.”
(Isabel Allende)
La filosofia del Kintsugi ci insegna alcune lezioni davvero preziose che poco alla volta sarebbe importante fare nostre, così da avere tutti gli strumenti per affrontare al meglio ogni avvenimento della vita.
Eccone alcune:
- Dare ascolto e valore alle ferite di cuore e anima. Sono proprio le nostre cicatrici a renderci la persona che siamo oggi, con le nostre meravigliose qualità, con le fragilità, ma con anche la forza e la tenacia che ci contraddistingue nell’averle superate.
- Non piegarsi alle sconfitte e alle sfide della vita. La filosofia orientale del Kintsugi va a braccetto con il concetto di resilienza, quella caratteristica che ci permette di affrontare con ottimismo e positività ogni ostacolo che la vita ci pone davanti.
- Fare di ogni ferita l’opportunità di un cambiamento e di un’evoluzione. Appena ci colpisce una crisi vorremmo superarla il prima possibile, aggirarla, evitarla… Ricordiamo però che l’Universo non mette nulla sul nostro cammino che non abbiamo la forza di affrontare e soprattutto non mette nulla a caso; la crisi di oggi può essere per noi una grande opportunità di domani.
- Praticare la compassione verso noi stessi e verso gli altri. Ognuno di noi affronta quotidianamente le proprie battaglie, ricordiamoci di essere sempre gentili e compassionevoli, proprio come vorremmo che fosse fatto nei nostri confronti.
- Accettiamo che dolore e sofferenza non possono essere evitati, sono parte integrante della vita.
“Quelle che voi chiamate cicatrici, per me sono crepe.
Dentro il destino ci ha infilato tesori. E te ne accorgi solo dopo anni.”
(Fabrizio Caramagna)
Se stai affrontando un momento buio o se ti capiterà di doverlo affrontare in futuro, ricordati che è solo un momento passeggero, e ricorda soprattutto che quel momento è per te una grande opportunità per conoscerti più a fondo, per cambiare, per imparare e per evolvere nel modo in cui ritieni più giusto per la tua anima.
Il dolore ci cambia, ma non lasciamo che lo faccia in senso negativo, lasciamo che ci renda più sensibili, più compassionevoli, più comprensive, ma anche più forti, coraggiose e più sagge di come eravamo ieri.
Le cicatrici sono la testimonianza di tutto quello che siamo, delle esperienze passate, della vita che abbiamo vissuto e sono anche la prova di tutte le sfide che siamo riuscite a superare con coraggio e determinazione.
Spero con tutto il cuore che l’articolo ti sia piaciuto e che possa esserti utile e fungere da spunto per quello che stai vivendo.
Ti abbraccio forte!
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