Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino. (Carl Gustav Jung)

Quante volte ci chiediamo come mai ci comportiamo in un determinato modo? Come mai certe esperienze e situazioni, fanno scattare in noi un particolare sentimento ed emozione? Come mai ci innamoriamo sempre dello stesso tipo di persona o ne attraiamo una tipologia in particolare?

Per rispondere a queste domande dobbiamo indagare nel nostro inconscio, perché è proprio lì che si celano i meccanismi più importanti di noi stesse, quelli che continuano a indirizzarci o farci agire in un certo modo.

Uno dei primissimi a parlare dell’importanza dell’inconscio fu proprio Sigmund Freud, che attraverso la metafora dell’iceberg tentò di spiegarne parte del meccanismo.

Freud sosteneva che la punta dell’iceberg rappresentasse la nostra attività cosciente, ovvero tutti i pensieri e le riflessioni di cui siamo pienamente coscienti. Quello che però fa davvero la differenza nelle nostre vite è tutto quello che si cela sotto l’iceberg, tutto quello che è sommerso e apparentemente invisibile… il nostro inconscio.

Cos’è il sistema inconscio?

È quella parte della nostra mente, delle nostre esperienze, ricordi, azioni automatiche, di cui in qualche modo non abbiamo memoria. La nostra mente col passare del tempo infatti, tende a rimuovere tutti quei ricordi ed eventi che per noi sono stati in qualche modo dolorosi… cerca quindi di proteggerci.

Non avere memoria di questi ricordi, non significa che non influenzino attivamente la nostra vita quotidiana, infatti continuano ad esistere nel nostro inconscio, influenzando molte delle nostre decisioni e dei nostri comportamenti.

È per questo motivo che essere consapevoli dei meccanismi del nostro inconscio è fondamentale.

Infatti molto spesso pensiamo di agire consapevolmente, ma ci ritroviamo comunque a chiederci come mai stiamo vivendo di nuovo una determinata esperienza! Se la nostra scelta fosse stata davvero consapevole e libera, non ce lo saremmo chieste, invece abbiamo agito su “spinta” dell’inconscio.

La parte della nostra mente che è inconscia è nettamente preponderante su quella conscia, che è veramente solo la punta dell’iceberg.

Una parte di noi apparentemente nascosta, ma che in realtà cela tutto un suo mondo: i ricordi più remoti della nostra infanzia, emozioni e passioni nascoste, desideri non confessati neppure a noi stessi.

“Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.” (Luigi Pirandello)

Ti faccio un esempio, sperando che possa aiutarti a capire come funziona l’inconscio:

Pensa ad un fantino (mente conscia) sul suo cavallo (mente inconscia). Il fantino è distratto e per quanto inizialmente si sia posto l’obiettivo di eseguire il percorso in un certo modo, il cavallo ne percepisce la disattenzione e non segue le sue direttive, ma piuttosto il suo istinto/paure.

È questo il rapporto tra le nostre due menti. Il potere del nostro inconscio è esponenziale, agisce in silenzio, ma c’è! Resta sempre in ascolto, e registra ogni nostra esperienza, parola o frase che ci ripetiamo.

Se continuiamo a ripetere “Attraggo solo gli uomini sbagliati”, l’inconscio inizia a crederci e a programmarti per andare incontro solo ad un determinato tipo di esperienza.

L’inconscio prende tutto alla lettera, sia i pensieri positivi che quelli negativi.

Come possiamo riprogrammare l’inconscio?

Essere consapevoli di come funziona è il primo passo per comprenderlo.

Successivamente usiamo a nostro vantaggio le sue caratteristiche: se l’inconscio resta sempre in ascolto, iniziamo a parlarci diversamente. Invece che dire “Sono stata stupida” ed iniziare a crederci, diciamoci “Ho fatto una sciocchezza, può capitare.” È un modo di parlare totalmente diverso.

Se invece che dire “Attraggo solo gli uomini sbagliati”, dico “Non tutti gli uomini sono giusti per me”, mando l’informazione che esiste un uomo giusto per me, solo che non l’ho ancora incontrato.

Se ci sono nodi in noi che risalgono all’infanzia, iniziamo a prenderne coscienza, a chiederci come mai si sono formati e perché ci fanno agire in un certo modo. Non è facile, ma proviamo a cambiare i meccanismi. Se la nostra risposta ad un evento è da anni la stessa, e soprattutto non ha mai portato ad un risvolto, proviamo a rispondere diversamente, ad agire in modo nuovo, a sorprenderci.

Ovviamente, se ne sentissimo il bisogno, chiedere aiuto non è qualcosa di cui vergognarci. Spesso, per affrontare il nostro passato, un percorso di affiancamento e di crescita interiore è un buon modo per farci sentire meno sole nel processo.

Iniziamo a comprendere i messaggi che l’inconscio ci invia, e soprattutto iniziamo a dialogare con noi stesse in modo differente, proviamo ad eliminare le lamentele, i giudizi, i pensieri negativi, e iniziamo a sostituirli con parole gentili e amorevoli e a gioire delle nostre emozioni positive.

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